Our Food Was Still Moving!!!

Our Food Was Still Moving!!!

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di WolfgangChuck, 27 Marzo 2007, 34”, Giappone, sonoro

Voto ***

Okinawa. 2007. In un ristorante un gruppo di avventori se ne sta davanti a una barca da sushi. La barca è carica di pesce crudo, pezzi di carne morta e morbida, inoffensivi, pronti per essere divorati. Ai lati della barca due alberi maestri pieni di guglie filature antenne pinnacoli uncini e chele: sono due tronchi di crostaceo. Un brusio, più simile a quello di una mensa aziendale che ai bisbigli di un ristorante di lusso, fa da sottofondo al primissimo piano del crostaceo (mutilato dalla testa in giù) che si rianima sollevando le chele con agghiacciante lentezza.

Qualcuno si aspetterebbe, come da copione più volte collaudato, che la creatura diventi il mostro  orrorifico da cui tutti devono scappare, che si trasformi in un alien, in un furioso fantoccio gigheriano, o che cominci a spurgare fluidi vitali generando il terrore come in una visione di Lynch. E invece no. Our Food non è la storia di quattro amici in una tavola calda aggrediti da un mostro proteiforme, non è un horror al neon. E non è  un elogio del supplizio stile Hostel. E non è una feroce metafora sulla società contemporanea stile Cannibal Holocaust.

A dispetto delle facili interpretazioni e delle allegorie Our Food è prima di tutto la storia di un’aragosta che non viene uccisa ma viene “accompagnata”, spezzata in due, al cospetto dei commensali. I quali giocano con qualcosa che poi mangeranno. Ed è proprio il comportamento dei presenti, piuttosto che l’agonia dell’animale, a passare in primo piano: uno impugna la macchina fotografica per incorniciare l’evento, poi allunga una cannuccia e punzecchia il busto dell’animale, gli altri ridono. E’ sul mostro e sulla sua sorte che WolfgangChuck stringe l’obiettivo, accorda il suo sguardo. E lo spettatore assume il punto di vista del crostaceo.

Nel percorrere i vari gironi della tortura l’aragosta non si può giovare nemmeno della pietà altrui. La sua vita è considerata inferiore, ornamentale a quella dell’uomo. “Mangiare è un atto di potere” affermava Elias Canetti. Mangiare qualcosa di vivo, rilanciamo noi, attribuisce all’atto qualcosa di trionfale, e qualcosa di sottilmente antagonistico: una battaglia. Che – guarda caso – viene riprodotta, anche se per scherzo.

Our Food Was Still Moving!!

Quando alla fine del film la nave “salpa” verso l’altro lato della tavola, il piano sequenza asseconda la parabola delicata del vassoio, dando l’impressione che nessuno voglia accelerare la sorte dell’animale. (Che nessuno, sotto sotto, voglia mangiare.) Un’impressione accentuata dall’ambiente: asettico, talmente ordinario da espropriare l’azione dai concetti stessi di cui è composta (vita, morte, lotta, fame…), dai loro significati più contingenti, emarginando la morte della protagonista a un semplice atto di consumo di poco conto, senza vette mitiche, né orrori degni di scandalo.

D.F.Wallace scriveva: «Anche se coprite la pentola e vi girate dall’altra parte, di solito sentirete il coperchio che sbatacchia e sferraglia mentre l’aragosta cerca di spingerlo via per uscire». WolfgangChuck ha il merito di non girarsi dall’altra parte. (Zeno&Battaglia)

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  1. #1 di Hinata il settembre 15, 2011 - 11:01 pm

    bellissima rece!

  2. #2 di zenobattaglia il settembre 16, 2011 - 12:45 am

    Grazie Hinata. Domani uscirà una nuova recensione! Abbiamo la scaletta piena di video che dobbiamo recensire. Sono uno più incredibile dell’altro.

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