Signorini intervista Ruby Rubacuori

Signorini, Ruby e Vespa (il cane, al suolo)

A grande richiesta, mentre si sta svolgendo il processo Ruby, ripubblichiamo questa “vecchia” recensione.
 
(La recensione è stata scritta subito dopo l’uscita dell’intervista, ma per motivi di diritto e\o altro, l’opera è stata spazzata via dal web. Sono disponibili solo pochi spezzoni che alcuni temerari continuano a mantenere su youtube.) 
 

Con Alfonso Signorini,  Karima El Mahroug, Silvana Pampanini, Luca Risso. Italia, 2010.

In un salotto televisivo Alfonso Signorini (Alfonso Signorini) intervista una ragazza marocchina, Ruby (Karima El Mahroug) alla presenza del cadavere di un cane. Sullo sfondo, appena visibile, Silvana Pampanini (Silvana Pampanini), noto volto del cinema italiano degli anni cinquanta e sessanta, armeggia con oggetti da cucina.

In meno di quaranta minuti assistiamo al racconto delle vicissitudini di Karima, emigrata in Italia da bambina per raggiungere il padre: la graduale scoperta della femminilità vietatagli dalle leggi religiose musulmane, lo stupro da parte degli zii, lo scontro col padre che, scoperto che la figlia vuol cambiare religione, gli rovescia addosso una padella di olio bollente, la fuga da casa a dodici anni. L’identità di Karima viene stravolta dagli eventi, consegnando la ragazza a un angoscioso futuro. Cominciano i primi furti e un’esistenza fatta di sotterfugi e di bugie. Nell’immagine dell’adolescente che, compiuto il primo furto, sotterra la borsa appena rubata, scorgiamo tutto il disperato simbolismo dello Yeates portato sul grande schermo da Mendes. Sotterrato così il passato Karima si inventa un’altra vita: racconta di essere egiziana, mente sulla sua età, sino a trasformarsi progressivamente in Ruby. Ruby è sola, disoccupata e in un paese straniero. Lavora per 700 euro al mese, come cameriera o cubista. Ruby vorrebbe entrare nel mondo dello spettacolo. Tutti desiderano il suo corpo e si accontentano delle sue menzogne. Dopo un tentativo di prostituzione andato a vuoto (la ragazza si tira indietro all’ultimo) la doppia vita di Karima conosce una svolta. Una sera come tante, il 14 Febbraio, la ragazza, che è ancora minorenne, viene invitata a una cena dal Presidente del Consiglio Italiano. In Silvio Berlusconi Ruby trova un ascoltatore che non vuole servizi triviali e che, col semplice esercizio del proprio carisma, risveglia in Ruby la coscienza di essere Karima. Karima racconta a Silvio le avversità dell’infanzia, le attuali difficoltà finanziarie, le controversie di integrazione commuovendolo a tal punto che il Presidente le regala un’ingente somma di denaro.

Signorini (co-regista e co-autore) lavora con pennellate lievi, abbandonando apparentemente la scena alla protagonista. Eppure si scorge dietro lo schema del racconto, e fintanto nelle lacrime e nei momenti di struggimento, l’intento di un burattinaio fin troppo consapevole che si inserisce nei momenti cruciali, che riporta il fiume del discorso nel letto di argomentazioni sepolte che soltanto lo spettatore più smaliziato può cogliere (e che pure agiscono, come inavvertibili sferzate, nelle coscienze di milioni di spettatori.) Ispirato a una storia vera (l’inchiesta che, a partire dal 2009, ha visto il Presidente del Consiglio Italiano indagato per un imponente giro di prostituzione) Signorini intervista Ruby Rubacuori è un efficace esempio di “psicodramma in sordina” che trasferisce nella vita di una ragazza i grandi temi storici di un paese. La sempre più irrisolta questione morale, la disoccupazione giovanile e le sue ripercussioni sulla stabilità sociale, lo scontro fra istituzioni, il sessismo, il gioco di specchi e di spettri fra “complotto” e “dittatura”. Ma Signorini è un mattatore a tutto campo: in una fase storica segnata dall’esacerbarsi dei conflitti religiosi (proprio in quel periodo risuonava l’eco della persecuzione dei cattolici nei paesi islamici e dopo anni di guerra in Afganistan) le verità di Ruby chiamano tacitamente in causa la chiesa a la comunità cattolica. Una regia composta, che si sofferma poco sull’ambiente, preferendo l’espressività della protagonista. Un ritmo ben congegnato che avvicenda momenti di pathos (forse un po’ troppo compiaciuti) a dialoghi serrati in cui Signorini, già regista e autore, dimostra doti anche da interprete vestendo i panni ora del reporter comprensivo, ora del giudice istruttore.

Signorini   Come ti sei vestita quella sera? E al Presidente come ti sei presentata?

Ruby   Stessa maniera che ho fatto da te. Timida all’inizio. Piacere Ruby. Il nome è quello. Poi ho detto che ho 24 anni.

Signorini   Quindi con quell’esistenza parallela di cui ci hai parlato poco fa?

Ruby   Ho 24 anni. Poi la mia amica mi ha portato lui dicendole che ero in difficoltà.

Signorini   Che uomo ti sei trovata davanti? Un uomo disponibile a ascoltarti?

Ruby   Disponibile a ascoltarmi. A differenza di tutti gli psicologi che ho avuto in tutte le comunità. Gli ho detto la mia storia. Gli  ho raccontato in sincerità tutto tranne che per l’età, e per il nome, e per il paese di provenienza.

Signorini   Le hai detto che eri la nipote di Mubarak?

Ruby   No.

Signorini   Come salta fuori questa nipote di Mubarak?

Ruby   L’ho letto sui giornali. Ho scoperto che la famosa serata del 27 Maggio era stata detta in questura che ero la nipote di Mubarak.

Signorini   Ritorniamo a quella sera. Come è andata? Tu hai avuto delle avance sessuale da parte di Silvio Berlusconi.

Ruby   No. Assolutissimamente no. Nel senso ecco torniamo sempre al discorso della vita parallela e al discorso del vantarsi di una ragazzina davanti a delle ragazze della sua età e davanti alle quali non può mostrare altro. Ti capita la situazione di trovarti a casa del Presidente, apri la tua bocca e la riempi con le prime cose che ti capitano.

Ideato in poco meno di una settimana Signorini intervista Ruby Rubacuori è un modello di scrittura ipnotica, a metà strada fra la fiaba e il dramma giudiziario che conserva un evidente debito formale con pilastri dei generi come Hans Christian Andersen e Sidney Lumet. Se tanta maestria venisse utilizzata e se tanto sudore venisse speso per edificare cattedrali visioni arti mestieri autostrade o disegni di legge l’Italia sarebbe, senza ombra di dubbio, un magnifico paese.

Per quanto abbia beneficiato di un grande battage pubblicitario e di una diffusione capillare (subito dopo la fine della lavorazione è stata trasmessa in nazionale su una rete televisiva del Presidente del Consiglio) la versione integrale dell’opera è andata misteriosamente perduta. Sopravvivono alcuni spezzoni, rimontati per altre esigenze e più o meno fedeli all’originale, nel caos del web.

Ruby Rubacuori

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