L’uomo più serio del mondo sulle montagne russe

Di FailBlogIt. Durata 2’06”, Italia, 5 Ottobre 2010, sonoro.

Voto ***

L’uomo più serio del mondo sale sulle montagne russe e, mentre il treno s’impenna e scende precipitosamente, fa sfoggio di un notevole autocontrollo. Il protagonista/regista tiene ferma la macchina da presa, dando vita a uno dei piani sequenza più rapidi e funambolici della storia. Ma il mostro sotto di lui si divincola, scarta di lato, si muove come un fulmine costringendolo a una lotta sorda e furibonda. Il genere delle imprese facete, che si presta spesso al ridersi addosso, al dare di gomito e agli ammiccamenti (Nando sul toro meccanico, i bevitori ruttatori di Coca Cola), sembra aver trovato il suo Buster Keaton, la sua maschera triste e “stupendamente anonima”.

Sommo per chi lo trova un’ironica allegoria dell’uomo inossidabile, che domina e si domina in un mondo rumoroso, frettoloso, fatto di gridolini e divertimenti coatti; pessimo per coloro che lo accusano di essere una scaltra operazione commerciale, una faciloneria simbolica, una sfida goliardica, L’uomo più serio del mondo sulle montagne russe ha il pregio di riaprire il dibattito su un genere spossato dalla serialità di pellicole mediocri e poco fantasiose.

Di sicuro sarebbe tutto più bello, coerente se non ci fosse quel finale compiaciuto che trasforma ciò che abbiamo visto in uno scherzo. In una scommessa tra amici. In una bravata complice. L’attore \ autore piega la testa, come a dire: “Visto? Son proprio un ganzo.”, in piena falsa modestia. E l’atmosfera sospesa, lunare dell’opera sprofonda come un’Atlantide.

A proposito di Buster Keaton, Carmelo Bene diceva: “Per Keaton non esiste né vittoria né sconfitta. Scopre che non si può perdere o vincere. Che non ci sono amici, né nemici. Scopre anche che non si nasce mai. Keaton anche quando è accanto alla realtà (la donna che ama, che ha cercato di conquistare per tutto il film…) è appiccicato con un cordone fantomatico, ombelicale.”. L’uomo più serio del mondo sulle montagne russe, almeno fino alla disastrosa boutade virile conclusiva, ci ricorda queste parole.

“Molti film sono solo fotografie di gente che parla”, diceva Alfred Hitchcock. “Questo film è solo la fotografia di un uomo che non parla”, sostengono invece i detrattori de L’uomo più serio del mondo. (Zeno&Battaglia)

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