Alceo e il re

di mirrasway, 12 Marzo 2008, 2′, 45”, Italia, sonoro

Voto **e mezzo

Potrebbe essere definito uno sbrigativo Amarcord. Una sorta di ritorno alle origini per sostanza (sono episodi di prima della Seconda Guerra) e per forma (il racconto orale attorno al focolare). In realtà in Alceo e il re il tema fondante risulta essere (per contrappunto) l’oggigiorno. Mirrasway difficilmente distoglie l’occhio della telecamera dalla figura di Alceo, e quelle poche volte che lo fa si apre il baratro del presente: irraccontato e irraccontabile. Che noia la sfilza di luoghi comuni e dicerie che ornano il racconto di Alceo, gli interventi pedanti, la storicizzazione semplice e semplicistica (del tipo “a quei tempi si stava meglio”). Tuttavia il passato, il passato dell’Italia, appare anche agli occhi disincantati di uno spettatore critico, come inevitabilmente migliore rispetto al suo presente, anche attraverso un’opera tutto sommato modesta e timorosa come questa. I vecchi non invidiano affatto la giovinezza dei giovani d’oggi, ma la giovinezza d’allora (ammesso che si tratti di invidia reale, o di nostalgia, o anche di un racconto distante dai sentimenti che accetta il cambiamento delle epoche, il procedere delle cose di natura). Dispiace perché osservando Alceo che racconta viene da pensare che la “fierezza del piccolo” (l’orgoglio che Alceo prova nel raccontare la sua umile infanzia, l’epica sentimentale e popolare antica, paesana) è un sentimento vitale che oggi è scomparso. Forse Alceo e il re è proprio questo: un documentario un po’ noioso e senza guizzi su un sentimento cancellato dalla storia e tramite il quale la storia è stata raccontata. Quando Mirrasway sposta leggermente la telecamera a sinistra e viene inquadrato per un brevissimo attimo un moderno quarantenne è lo stesso regista a ritrarsi, per pudore o per saggezza, come chi non si vuole arrischiare in un mare aperto e sconosciuto senza una adeguata attrezzatura. Alceo e il re ci lascia quindi con il sospetto di essere disarmati e anzi svestiti di fronte al nostro presente di uomini nudi.

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