Archivio per la categoria 2 stelle
Cane si Incula Tragicamente una Signora per Bene
Pubblicato da zenobattaglia in 2 stelle, Dizionario il marzo 12, 2012
Ripubblichiamo, a grande richiesta, un classico.
di Anakin83to, durata 45”, Italia, 5 giugno 2010, sonoro
Voto ** e mezzo
Si potrebbe parlare di Cane Si Incula Tragicamente una Signora Per Bene come di una commedia degli equivoci. Ma qui equivoci non ce ne sono. Sembra di assistere a una danza fra razze animali: prima il cane si erge su due gambe e trascina la donna in un valzer roboante. Poi il caschè. Il cane e la donna entrambi quadrupedi. Questo film potrebbe parlare dell’uomo, dei suoi tabù, del rapporto servo – padrone. E potremmo parlare delle panoramiche a schiaffo di Anakin83to, delle immagini crude e sgranate, di ciò che si cela dietro i latrati di una signora per bene. Potremmo farlo. Ma fondamentalmente questo film fa schiantare dal ridere. L’imbarazzo così umano della sventurata protagonista di questa pellicola la pone fra lo sterminato numero delle figure disgraziate che costellano la storia della comicità (dagli scivolatori sulle bucce di banana in poi passando per Fantozzi). L’effetto comico è facile se ottenuto accennando a un amplesso fra una donna e un animale. Ma qui l’amplesso è “oltremodo” accennato. E più che ricordarci le porno-imprese zoorastiche (del tutto leggendarie) di una Cicciolina, sembra citare le copule mitologiche, le procreazioni dei semidei. Cane Si Incula Tragicamente una Signora Per Bene è forse la storia di Pasifae? Ripropone antiche iconografie pagane? Innanzitutto fa schiantare dal ridere. (Zeno&Battaglia)
Prova carretto da discesa
Pubblicato da zenobattaglia in 2 stelle, Dizionario il febbraio 25, 2012
di aieie72, durata 32’’, Italia, 30 luglio 2010, sonoro.
Voto ** e mezzo.
Un ragazzo con un casco corre lungo una salita e ricompare su di un carretto lanciato in discesa. La camera fissa, appoggiata per terra in un angolino, annulla le gerarchia cinematografiche. Non ci sono scene più importanti di altre. E anche se il carretto percorre la discesa senza freni tutto appare immoto e la pellicola assume lo sguardo neutro delle stagioni (tanto che ci si potrebbe immaginare un secondo capitolo con la neve che scende e imbianca l’asfalto).
La ripresa regala una prospettiva arditissima che gioca con l’occhio (il carretto da minuscolo diventa immenso). Anche questa pellicola, come Ojo lupa e come altre nel suo genere, tende a giocare con la forma estetica e a non concludere. Così aieie72 ci lascia con un film che è lo specchio dell’idea formale che l’ha generato,un film ordinato, ma privo di palpiti. Più monco che essenziale. Inevitabilmente incompiuto. (Zeno&Battaglia)
mio babbo..il nuovo germano mosconi–
Pubblicato da zenobattaglia in 2 stelle, Dizionario il febbraio 15, 2012
di bocca5gtturbo, durata 51’’, Italia, 7 gennaio 2011, sonoro
Voto **e mezzo
Nell’eterogeneo e sterminato filone del verismo domestico siamo incappati in pellicole come l’irraggiungibile Sempre in famiglia di Frapparentesi. Ma chi conosce i lavori del romagnolo bocca5gtturbo sa che si tratta di un autore che al tocco delicato preferisce la provocazione. Laddove Frapparentesi ci restituisce un’immagine idilliaca del nido famigliare bocca5gtturbo ne illumina il grottesco rapporto con in tabù (Discussione in famiglia), le noiose e innocenti debolezze (bello e impossibile rovinata) gli angoli cupi di frustrazione e insofferenza.
Tuttavia nonostante mio babbo..il nuovo germano mosconi– ricalchi lo stile incendiario dei suoi fratelli, si distingue da essi per una base di partenza ricca di crudezza e tenerezza. L’iperbolica, spontanea reiterazione blasfema del protagonista dà forma a una violenza eccessiva, ridicola che rende tutto comico (come è da commedia il titolo della pellicola).
Accade così che le intenzioni di bocca5gtturbo diventino fin troppo sfottenti e anche mio babbo..il nuovo germano mosconi–, così come gli altri suoi lavori, lascia il materiale inesplorato, limitandosi a un’indagine superficiale, facendo assomigliare il film a un suo divertimento privato. (Zeno&Battaglia)
eskimo guccini
Pubblicato da zenobattaglia in 2 stelle, Dizionario il dicembre 31, 2011
Michelangelo Zeno e Remo Battaglia sono lieti di inaugurare una nuova sezione del (primo e) novissimo dizionario di youtube. Sarà dedicata alla musica. La terrà Aldo Barzollo. Si apre l’ultimo dell’anno proprio perché in un ultimo dell’anno di molti anni fa, quest’opera è stata girata. Buona lettura.
Di psalvustube. Durata 6’25”, Italia, 22 aprile 2007, sonoro.
Voto **e mezzo
Ben al di là dei soliti omaggi musicali, il lavoro di Capodanno di psalvustube ci consegna uno sguardo obliquo sul Giorno di Festa.
Un uomo arpeggia con classe Eskimo di F. Guccini. L’altro “guccineggia” mentre, con gesti di pacifica routine, stira e piega i vestiti. Suoi? Suoi e della sua donna? Suoi e dell’amico? Poco importa. A dare senso al tutto è solo l’assoluta – gioiosa e incosciente – distanza tra i ricordi della canzone e la realtà; tra la patetica, pantofolaia giornata festiva (non siamo forse vicini a una “domenica in Settembre”?) e i volontarismi (un po’ arroganti) del testo. Non sono più “vent’anni fa”, la vita è diventata reale e l’uomo, sapientemente diviso in due dallo sguardo registico, se ne fa carico e al contempo gioca. Lo scarto è rafforzato dalla scelta del giorno, che apre lo spazio per lo scisma tra l’attesa della Festa, momento di abbandono ed abbondanza, e questo godimento in interno borghese ripreso a camera fissa. L’aura di incipiente anzianità, con la sua malinconia, è in realtà superata da una complicità che pervade tutta l’opera, resta sottotraccia, per rendersi esplicita nei sorrisi di intesa all’apparire del loro personalissimo “Gianni ritornato da londra” (chi non ne ha, di Gianni?), fino a coinvolgere lo stesso spettatore. A tratti prolissa, come la canzone che ne scandisce il tempo, rimane un’opera a suo modo ambiziosa, su un’imborghesimento che, sì, può essere felice, con le sue gioie e la sua dignità, alla Virzì. Ma che, come alcuni film di Virzì, è “come un ovosodo che non va nè in giù nè in su [1] “. (Aldo Barzollo)
A Zenobattaglia IlBlog, Michelangelo Zeno e altri 5 piace questo elemento.
[1] Morando Morandini
Discussione in famiglia
Pubblicato da zenobattaglia in 2 stelle, Dizionario il settembre 25, 2011
Di bocca5gtturbo. Durata 2’07”, Italia, 7 Gennaio 2011, sonoro.
Voto **e mezzo
Attorno a una tavola imbandita una famiglia discute di uno scabroso fatto avvenuto alcuni giorni prima (probabilmente capodanno) nella stessa casa: durante un ritrovo tra familiari una ragazza con una gonna molto corta e un ragazzo che aveva alzato un po’ il gomito si sono chiusi in bagno per lungo tempo. Per fare che? Discussione familiare è un’opera spietata che non offre risposte e esige la partecipazione dello spettatore chiamato a integrare i fatti mancanti con la fantasia e a ricostruire un percorso pieno di zone oscure. Ma non è la trama a interessare bocca5gtturbo, e sarebbe sbagliato inserire Discussione familiare nel filone dei gialli domestici (insoluti). La materia esplorata da bocca5gtturbo è la reazione dei protagonisti, è il corto circuito morale innescato di fronte a un fatto spiacevole e oltre le righe. Ognuno ha un proprio modo di reagire allo scandalo. Francesco (il canuto padrone di casa) è infervorato: sbuffa parole come “educazione” e “rispetto” accasciandosi sulla sedia, disarmato. Dall’altro capo del tavolo la moglie evita di dare giudizi azzardati, facendosi paladina di un principio di equilibrio e di considerazione dei fatti. E c’è chi “butta paglia sul fuoco”, e chi si limita a dire “magari è andato in bagno a sboccare”. Tutti coinvolti, giustizialisti o meno, nel gusto perverso del linciaggio. Ma il protagonista reale della scena è il ragazzo dietro la macchina da presa. Matteo scombina, aizza, non vuole trovare una risoluzione pacifica e menzognera (e forse è proprio di una bella menzogna che avrebbe bisogno Francesco). Gioca al gatto col topo con i protagonisti, ci si mette contro e, da bravo incendiario morale, sostiene le tesi più dannose per l’equilibrio famigliare, buttando lì testimonianze poco chiare e decontestualizzate (“ho sentito versi di lussuria”), alle quali anche lui stesso stenta a credere. Trasformando l’oscena unione accaduta in bagno in un pretesto per parlare d’altro. Non sono i due giovani ubriachi, ma è la famiglia a essere messa sotto processo da bocca5gtturbo, con le sue regole, il suo buon senso e i suoi ruoli. E’ la famiglia l’oggetto oscuro, il mistero. “Strane cose succedono a casa tua Francesco. Questa è una casa disonorata.”, provoca in apertura Matteo col fatale cinismo di uno Iago. Non è un caso la scelta di una soggettiva così marcata, quasi una farsa del Montgomery di Una Donna nel lago, e del genere poliziesco. E non è un caso che il video non finisca quando la famiglia arriva a una risoluzione del giallo (o a un’assimilazione collettiva del fatto), ma quando termina il divertimento di Matteo.(Zeno&Battaglia)
Nicola il bracconiere
Pubblicato da zenobattaglia in 2 stelle, Dizionario il settembre 20, 2011
Di donatosf. Durata 2′’11”, Italia, 27 Settembre 2007, sonoro.
Voto **
Storia semiseria di Nicola, bracconiere provetto. Un ragazzo in tenuta da basket e con la fascia della Jamaica si aggira per i sentieri della Lucania. Come nei giochi dell’infanzia ogni cosa si dilata a dismisura. Le pietre sono montagne, la collinetta diventa una taiga, l’innocua preda (una biscia) assume contorni esotici sino a essere denominata “Il Serpente Nero della Papuasia.” Una sconclusionata fantasia tardo adolescenziale che possiede la forza dei bambini che giocano alla guerra. Ma il gioco è appena accennato e la bellezza dei temi è inquinata dall’evidente debolezza formale dell’opera e dalla superficialità di alcune scelte registiche: la voce fuori campo è un fiacco accompagnamento alle immagini, l’uso della macchina da presa è didascalico, il finale è una superflua, poco convinta e poco convincente, elegia parodistica dell’eremitaggio.(Zeno&Battaglia)
Alceo e il re
Pubblicato da zenobattaglia in 2 stelle, Dizionario il settembre 18, 2011
di mirrasway, 12 Marzo 2008, 2′, 45”, Italia, sonoro
Voto **e mezzo
Potrebbe essere definito uno sbrigativo Amarcord. Una sorta di ritorno alle origini per sostanza (sono episodi di prima della Seconda Guerra) e per forma (il racconto orale attorno al focolare). In realtà in Alceo e il re il tema fondante risulta essere (per contrappunto) l’oggigiorno. Mirrasway difficilmente distoglie l’occhio della telecamera dalla figura di Alceo, e quelle poche volte che lo fa si apre il baratro del presente: irraccontato e irraccontabile. Che noia la sfilza di luoghi comuni e dicerie che ornano il racconto di Alceo, gli interventi pedanti, la storicizzazione semplice e semplicistica (del tipo “a quei tempi si stava meglio”). Tuttavia il passato, il passato dell’Italia, appare anche agli occhi disincantati di uno spettatore critico, come inevitabilmente migliore rispetto al suo presente, anche attraverso un’opera tutto sommato modesta e timorosa come questa. I vecchi non invidiano affatto la giovinezza dei giovani d’oggi, ma la giovinezza d’allora (ammesso che si tratti di invidia reale, o di nostalgia, o anche di un racconto distante dai sentimenti che accetta il cambiamento delle epoche, il procedere delle cose di natura). Dispiace perché osservando Alceo che racconta viene da pensare che la “fierezza del piccolo” (l’orgoglio che Alceo prova nel raccontare la sua umile infanzia, l’epica sentimentale e popolare antica, paesana) è un sentimento vitale che oggi è scomparso. Forse Alceo e il re è proprio questo: un documentario un po’ noioso e senza guizzi su un sentimento cancellato dalla storia e tramite il quale la storia è stata raccontata. Quando Mirrasway sposta leggermente la telecamera a sinistra e viene inquadrato per un brevissimo attimo un moderno quarantenne è lo stesso regista a ritrarsi, per pudore o per saggezza, come chi non si vuole arrischiare in un mare aperto e sconosciuto senza una adeguata attrezzatura. Alceo e il re ci lascia quindi con il sospetto di essere disarmati e anzi svestiti di fronte al nostro presente di uomini nudi.
Greta, lo stopper del cosenza..che forse serve all’inter!
Pubblicato da zenobattaglia in 2 stelle, Dizionario il settembre 12, 2011
di zimboc, Durata 2′ 39”, Italia, sonoro
Voto **
Greta è un cane bianco e fortunato. Amata dal suo padrone e benvoluta dagli avventori del parchetto in cui passeggia. Greta ha un grande talento: sa giocare benissimo al pallone. “Mamma, è chiù fort di Cannavaro”, la carica una voce in sottofondo e Greta sfodera il repertorio del campione: precisi colpi di muso, fughe sull’asfalto e latrati di vario tipo. Titta è solo un cane. Col pelo lungo e scapigliato, e la voce sgrausa. Titta non gioca. Il suo padrone insiste: “Gioca con Greta, Titta, gioca. Prendi il pallone.” Ma Titta si ostina a non giocare, lasciando lo spettatore col terribile dubbio: ma non vuole o non può giocare? Opera apparentemente celebrativa e spensierata, ma fondamentalmente tristissima. C’è un cane di successo e un cane che ha perso la gioia di esistere. Entrambi, forse, hanno perso la dignità. Entrambi, di sicuro, sono vittime dei talenti e delle incapacità assegnategli dagli uomini. Manichini col pelo. Bambocci che abbaiano. Condannati alle libere e brutali proiezioni dei mammiferi a due gambe. Riedizione quadrupede della favola di Cenerentola, aggiunge all’originale il pregio picaresco delle acrobazie canine, togliendogli la speranza finale, l’edificante “morale della fiaba”. La voce in sottofondo che elogia Greta è del padrone di Titta. (Zeno&Battaglia)
Nando sul toro meccanico
Pubblicato da zenobattaglia in 2 stelle, Dizionario il settembre 8, 2011
di tecninan. Durata 1’22”, Italia, 1 Giugno, 2008, sonoro.
Voto **e mezzo
Durante una non ben precisata fiera di paese un ragazzo di nome Nando sale su un toro meccanico e, nell’indifferenza generale, ci rimane per più di un minuto. Tecninan fotografa, a camera fissa, un momento di quotidianità, senza abissi né vette, ponendo allo spettatore, con cervantesco disincanto, una ridda di domande: a chi giova se un ragazzo sta più di un minuto su un toro meccanico? A chi interessa questa puerile conquista del giovane Nando? E’ eroico ciò che non è eroico? E allora una domanda ce la facciamo noi: cos’è Nando sul toro meccanico? Una parabola sulla spudorata insensatezza dell’atto eroico o una divagazione sulla bellezza dell’inutile? Colonna sonora Tarantella napoletana. (Zeno&Battaglia)
